«La piazza leva frastuono, le vetture si muovono, io cammino, scrivendo versi nel mio taccuino» – Vladimir Majakovskij.

| 15 febbraio 2010 | 1 Comment

Poesia è storia di bugia che si rivela ai soli sprovveduti. Non mi pare di saper più dire per iscritto, in bella prosa piana e liscia, tanto è vero che bestemmio, attendo e poi m’arrendo nell’attesa d’un periodo ben compiuto. – Chi crede alle menzogne? Chi ha paura? – dice sicura la deformazione della realtà che c’accompagna. Oggi me ne vado per i boschi a contemplare il mio diverso, l’altro che da tempo ho volutamente perso in me stesso, o nel fondo della bottiglia che conserva il vero vino sincero, capace di rendere gli uomini felici. Sogno di rivoluzioni ad occhi aperti, quando mi si chiede se preferisca Manet, il partito o i giorni corti e gloriosi ad una lenta capitolazione; ma forse è uguale e tu mi stai a sentire e leggi e cerchi un senso a cui non penso quando scrivo sono vivo perché non ho pretesa di salire al municipio e imporre a chi mi vota l’imperativo d’un saluto. Non credo te ne accorga della putrida stesura in cui siamo costipati, tra giornali, giornalisti e strambi papi. Le virgole mi danno riposo. Tuttavia ho steso la calligrafia al servizio della gente che non sente e poi si pente quando muori. Cerco il letto d’una forma che mi dica «tu sei in forma»… rappresentazione che mi alieni da ogni male stabilito…perché, se già non lo sapete, c’è bisogno di un ritratto e una candela che ci spianino il passato, visto che mai sarai giustificato per gli errori dei tuoi cari, condannato. Guardo film nella mia sede ma da fuori non si vede che studiamo, impegnandoci ad amare chi sta sempre a  rimirare compiaciuto, un po’ urtato con invidia all’operato di noialtri attentatori della fede in meridione che si basa sulla fine di ogni atto un po’ ideale. Ché…,la storia l’ha insegnato che osare d’intelletto è un bel peccato; e ti bandisce chi non capisce o vuol far finta di dormire per poi correre a coprire le poltrone giù in senato. Sono stanco, sono stanco del peccato che commetto, sono gretto e non capisco che dovrei trovare un posto e lavorare per mangiare e poi godere dei piaceri della vita che c’invita a camminare, tutti uguali e un po’ assonnati: i doveri son degli altri, degli idioti combattuti sull’essenza delle cose. Ignorante chi lege.

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Category: Arte, Libri

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