Don Giovanni: quali sono le origini del capolavoro di Mozart e Da Ponte?

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Tutti conoscono il capolavoro mozartiano del Don Giovanni e il suo libretto scritto da Lorenzo da Ponte, ma pochissimi conoscono quali siano le origini letterarie del mito del Don Giovanni.
Già nel corso del XVI sec. esistevano numerosi racconti che avevano come protagonista un libertino blasfemo, tanto audace da essere capace di insultare la morte; la punizione per la sua efferatezza era per questo inevitabile.
Nel XVII sec., Paolo Zehentner, in un suo scritto racconta della rappresentazione del “Dramma del Conte Leonzio”, avvenuta a Ingolstadt nel 1615.

La trama che caratterizzava questo “spettacolo” si rifaceva ad alcuni testi teatrali scritti dai Gesuiti, che avevano come protagonista un libertino chiamato Leontius.
La storia racconta di un giovane conte, affidato a Macchiavelli per essere educato. Sotto la guida di questo personaggio, il giovane apprende a obbedire solo alle sue voglie.
Un giorno Leontius si trova a passare in un cimitero, in cui vede un teschio a terra. Dopo averlo allontanato con un piede, si ferma a interrogarlo sul senso della vita in tono di sfida. Successivamente gli ordina di partecipare al suo banchetto per fornirgli le risposte. Il banchetto ha inizio, ma viene interrotto dall’arrivo della Morte. Leontius ordina ai suoi servi che tale figura venga data in pasto ai corvi, perché per lui non c’è posto al banchetto. Ma la figura entra e ordina che si riprenda la festa! Tutti scappano. Restano solo Leontius, lo spettro e Macchiavelli. Nonostante le preghiere di aiuto da parte del discepolo anche Macchiavelli se ne va. Lo spettro afferra il giovane e gli dice che Dio stesso l’ha mandato a rispondere alle sue domande sull’aldilà; poi lo informa dell’esistenza della vita eterna nella beatitudine, o di quella tra le fiamme perpetue. Lo spettro rivela di essere il nonno di Leontius e di essere stato condannato per le sue colpe in vita. Dopo aver avvisato il nipote che anche quella sarà la sua sorte, lo afferra e lo scaglia violentemente contro la parete, uccidendolo.

È quindi la volta della famosa opera di Tirso de Molina, del 1630, “El burlador de Sevilla y convidado de piedra”. L’autorità presente nell’opera è rappresentata dal Commendatore che da vivo viene sopraffatto da Don Juan, ma che torna come statua per compiere la volontà divina. È in quest’opera che per la prima volta si dà ampio spazio all’immagine di Don Giovanni, come grande conquistatore che amoreggia con molte donne; alla fine dell’opera, il personaggio finisce all’inferno, per aver sbeffeggiato e insultato il mondo dei morti.

Verso la metà del 1600, si diffonde una nuova opera dal titolo Ciro Monarca: Dell’opere regie. Questo lavoro contiene 48 scenari. Il quarto è intitolato L’Ateista Fulminato. Protagonista è il conte Aurelio, un bandito che ha rapito Leonora, sorella del Duca Mario. Mentre Aurelio festeggia con i suoi amici, arrivano i prigionieri Cassandro con la figlia Angela.
Aurelio fa rilasciare Cassandro, ma gli chiede un riscatto, per far rilasciare anche la figlia, che resta nelle mani del capo dei banditi. A causa di questo evento, Leonora che è innamorata di Aurelio, diventa gelosa di Angela.

Giunge un contadino che informa Aurelio che il Re ha comandato al Duca Mario di ucciderlo. Aurelio vede un “Tempio” con le statue dei genitori morti di Mario e le insulta. Leonora, intimorita da questo gesto, lo ferma, ma lui si arrabbia. Con grande stupore di tutti, le statue parlano: “Non disturbare la quiete dei morti”. Aurelio però controbatte: “perchè che succederà altrimenti?”. Le statue replicano: “Chi di cotel ferisce, di cotel perisce!”.
Alla fine dell’opera una delle due statue prende Aurelio per mano,lui la sfida; la statua lo invita a pentirsi prima del tramonto del sole, ma Aurelio non si pente. Ecco che dal cielo cade un fulmine che squarcia il terreno, facendo sprofondare subito il bandito.

Nel 1665, Molière scrive “Le festin de Pierre”. Il protagonista è Don Giovanni, un aristocratico parigino che ha come servo Sganarelle. In quest’opera compare il personaggio di Donna Elvira che è stata rapita dal libertino in un convento, ma che poi è stata abbandonata.
Thomas Shadwell, nel 1676, pubblica “Libertine. Don Juan”. Tratto dall’opera di Dorimon del 1659. All’inizio della sua opera, l’autore racconta che la storia è molto famosa in Spagna, Italia e Francia, per cui si scusa per le libertà che si è concesso nel testo. Egli cita, poi, L’Ateista Fulminato.

Nel 1736, l’italianissimo Carlo Goldoni scrive “Don Giovanni Tenorio o sia il Dissoluto”. Il libretto è molto complesso ed è ambientato in Castiglia, ma Don Giovanni è napoletano e ha come servitore Arlecchino.
È quindi la volta di Giovanni Bertati che, nel 1775, scrive “Don Giovanni Tenorio o sia il Convitato di Pietra”. Sembrerebbe sia l’opera a cui più si rifà Lorenzo da Ponte, per il suo libretto. La trama deriva da Molina e da Molière, ma se ne discosta da entrambi.

  • Scena 1: siamo in Aragona. Pasquariello, servo di Don Giovanni, fa la guardia davanti alla casa di Donna Anna. Compaiono la donna e Don Giovanni. Donna Anna cerca di smascherare l’assalitore. Giunge il Commendatore che sfida lo sconosciuto, ma viene ucciso. Anna che era fuggita, torna con il Duca Ottavio, che cerca di consolarla, parlando del loro imminente matrimonio. Lei giura di ritirarsi in convento finché il padre non sia vendicato.
  • Scena 2: Pasquariello rimprovera il padrone per la sua vita dissoluta, Ma Don Giovanni non lo ascolta e dice di voler sedurre Donna Ximena. Giunge Donna Elvira, promessa sposa di Don Giovanni, ma questi scappa e lascia il servitore alle prese con la donna. Il servitore elenca le conquiste del padrone. Segue una scena tra Don Giovanni e Donna Ximena; Don Giovanni vuole abbandonare pure lei, che però è follemente innamorata del libertino. Ha inizio il matrimonio tra Biagio e Maturina. Don Giovanni cerca di sedurre la futura sposa. Arriva donna Ximena infuriata, seguita daure Maturina e Donna Elvira. Don Giovanni scappa.
  • Scena 3: In un cimitero. Entra Duca Ottavio con un tagliapietre per incidere una frase sulla statua del Commendatore. In seguito giunge Don Giovanni, accompagnato da Pasquariello e, vedendo la scritta sulla statua del commendatore, beffeggia la statua e ordina al servitore di invitare la statua a cena. Questa annuisce!
  • Scena 4: Cena a casa di Don Giovanni. Entra Donna Elvira che dichiara di volersi fare monaca e invita l’amato a cambiare vita. Don Giovanni la invita a fermarsi a cena, ma lei se ne va indignata. L’uomo rimane con Pasquariello e Lanterna, un altro servitore. Ha inizio la festa con un brindisi. Improvvisamente arriva la statua del commendatore che afferra Don Giovanni per una mano e lo invita a pentirsi. L’uomo, però, non si pente. Segue una scena in cui si vede Don Giovanni all’inferno, tormentato dalle Furie.

L’opera si conclude con Maturina, Donna Elvira, Donna Ximena, Lanterna e il Duca Ottavio, che ristorano gli spiriti con musiche e danze.

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LUIGI FABEMOLI: Responsabile di Spazio Forum. Professionista disciplinato ai sensi della Legge 4/2013. Diplomato in canto lirico presso il Conservatorio di musica "F. E. Dall’Abaco" di Verona nel 2003; ha conseguito successivamente il diploma di Musica Vocale da Camera (2010) e la Laurea Specialistica in Discipline Artistiche (2012) presso il Conservatorio di Musica "A. Boito" di Parma. Insegnante di scuola secondaria di primo grado con esperienza pluriennale, con abilitazioni all'insegnamento della Musica nella Scuola Sec. di I e II grado: Lauree Specialistiche (S.I.L.S.I.S.), conseguite nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia (Facoltà di Musicologia di Cremona). Ha conseguito l’Abilitazione all'insegnamento ad alunni con disabilità nella Scuola Secondaria di I e II grado: Laurea Specialistica (S.O.S.), presso l'Università degli Studi di Bergamo (2007). Si è formato presso il Centro Italiano Dislessia ed è iscritto all'Index IPR - International Professional Registers Registro Internazionale degli Specialisti nei Disturbi Specifici di Apprendimento - Istituto Itard/C.I.D.), Milano 2012. Ha frequentato il corso di perfezionamento in "Strategie e metodi di intervento sulla disabilità in ambito didattico: indirizzo area disciplinare Artistico-Musicale della scuola secondaria", Bergamo 2011, e , nel 2012, ha conseguito anche il Master in "Didattica e psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento" presso L’Università degli Studi di Bergamo. Attualmente iscritto al master di I livello in "Didattica e Psicopedagogia per alunni con disturbo autistico". E' in possesso della Patente Europea di Informatica E.C.D.L. e ha conseguito il livello B2 di lingua inglese (Esame Trinity - Grade 7). Diplomando in Musicoterapia presso la Scuola di Artiterapie di Lecco, dove ha avuto modo di affiancare e completare la propria preparazione didattica, musicale, musicoterapica e psicologica, frequentando corsi e laboratori con docenti di chiara fama nell’ambito della pedagogia,della psichiatria, della musicoterapia, della didattica e dell’animazione musicale, tra i quali: Maurizio Aliffi, Maurizio Disoteo, Gerardo Manarolo, Andrea Ricciotti, Alfredo Raglio, Danilo Rigamonti, Enrico Strobino, Maurizio Vitali.