Analisi dell’opera “Billy Budd” nelle due versioni di Britten e Ghedini

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(In memoria di Benjamin Britten, in occasione dei 100 anni dalla sua nascita)

L’opera è scritta per un cast di soli uomini e questo è già di per sé un elemento molto caratteristico, poiché ne esistono pochissimi esempi. Ci sono, infatti, poche altre opere ‘simili’, come The little Sweep (1949) e Noye’s Fludde (1957), che però sono scritte per voci bianche, mentre in Curlew River (1956) è presente il ruolo di una donna pazza, ma il cantante che la interpreta è un uomo. Queste opere sono state composte, tuttavia, dallo stesso musicista: Britten, appunto!
Esistono poi le opere di Jules Massenet e Leoš Janáček, che presentano alcuni ruoli femminili secondari e che, spesso, vengono interpretati da uomini, si tratta di Le jongleur de notre-dame (1902) e From the house of Death (1927). vi è, infine, l’opera di Giacomo Puccini Suor Angelica (1918), caratterizzata, invece, da un cast di sole donne.
Le tematiche dell’opera di Britten sono:

  • La perdita dell’innocenza e la ricerca di una sua riconquista, attraverso percorsi molto contorti, oppure attraverso riti di purificazione, che ricordano il battesimo;
  • I pregiudizi della gente nei confronti di ciò che è ‘diverso’ dalla ‘normalità’ e che viene condannato dalla società spesso corrotta e ipocrita;
  • Il ‘dovere’ stabilito da un ordine superiore, a cui l’uomo non si sottrae, perché non può o spesso non vuole e che porta a compiere ingiustizie;
  • L’amore omosessuale, che veniva continuamente giudicato come sbagliato e perverso dalla società, per questo motivo egli, nei suoi lavori, si opera ininterrottamente per cercare di riscattarlo e nobilitarlo.

L’opera di Britten s’inserisce in un panorama operistico, quello inglese di fine Ottocento, sicuramente vivace, ma non esaltante.
Al tempo, in Inghilterra, dominano la scena del teatro d’opera, autori del calibro di Sir Edward William Elgar (1857-1934), Gustav Holst (1874-1934) e Ralph Vaughan Williams (1872-1958), da molti considerato l’ideatore dell’Opera Nazionale Inglese. Per il primo vero capolavoro operistico di Williams, però, bisogna aspettare fino al 1929, quando andò in scena Sir John in Love, riscuotendo grande successo.
Altri autori della scena musicale inglese sono: Frank Bridge (1879-1962) e Michael Tippett (1905 – 1998).
In Italia, in questo stesso periodo, troviamo i cosiddetti Veristi: Pietro Mascagni (1863-1945), autore di Cavalleria Rusticana (1890), considerato il primo esempio di questo nuovo melodramma; Ruggero Leoncavallo (1857-1919), Umberto Giordano (1867-1948), Francesco Cilea (1866-1950). Rispetto a tutti costoro, però, soltanto il compositore Giacomo Puccini (1858-1924) riuscì a innalzarsi ad un livello più che provinciale, arricchendo il suo stile con le novità musicali e drammaturgiche europee.
La generazione di operisti italiani, immediatamente successiva è nota col nome di Generazione dell’Ottanta: Ottorino Respighi (1879-1936), Ildebrando Pizzetti (1880-1968), Gian Francesco Malipiero (1882-1973) e Alfredo Casella (1883-1947).
I modelli musicali di riferimento di Britten furono molti e privi di collegamento: Mozart, Beethoven, Brahms, Mahler, Berg, Copland, Stravinskij, ecc.
Britten fece la sua prima esperienza come compositore di musica per teatro negli Stati Uniti, con l’operetta Paul Bunyan (1941), su libretto di Auden.
Nel 1941 compose Peter Grimes, su libretto di Slater, tratto dal romanzo settecentesco di Crabbe The Borough. Seguono The Rape of Lucretia (1946), che tratta il tema della violenza che uccide l’amore, Albert Herring (1947), considerato una satira contro la puritana società vittoriana, The little Sweep (1949), che è una denuncia dello sfruttamento dell’infanzia, Billy Budd (1951), che affronta il tema della distruzione della purezza e della bellezza, a opera dell’invidia e della frustrazione sessuale, fino a giungere a The Turn of the Screw (1973), considerato da molti il sommo capolavoro di Britten.
In quest’opera Britten affronta nuovamente il tema dell’innocenza infantile opposta ai pregiudizi e alle falsità del mondo degli adulti.
Le ultime opere di Britten furono The turn of the Screw (1973) e Death in Venice (1973).
Il libretto dell’opera Billy Budd fu tratto dall’ultimo romanzo di Melville(1819-1891), mai terminato. L’opera dello scrittore americano venne pubblicata, infatti, solo nel 1924 e racconta con terribile semplicità la storia di un marinaio accusato ingiustamente e condannato a morire, solo per espiare il peccato di essere giovane e innocente.
Il Billy Budd di Britten è un’opera in un prologo, due atti ed un epilogo, su libretto di Edward Morgan Forster e Eric Crozier.
Il lavoro venne commissionato da David Webster, amministratore del Covent Garden che chiese a Britten di pensare ad una grande opera per l’apertura del Festival of Britain del 1951. L’idea di comporre quest’opera venne a Britten e Forster, quasi per caso. Forster non ritenne di essere sufficientemente esperto di libretti, per cui venne chiamato Crozier in suo aiuto.
Il libretto fu scritto in prosa, a parte qualche passaggio. Forster iniziò a pensare a quest’opera come a una sorta di manifesto per riscattare l’amore omosessuale, distruggendo la diffusa immagine di perversione che a esso veniva sempre associata. Britten, però, non condivideva questo entusiasmo. Sebbene la vicenda si svolga su di una nave inglese, in realtà sembra che l’opera sia ambientata in una delle scuole maschili dell’Inghilterra di inizio ‘900. La prima rappresentazione avvenne il 1° dicembre del 1951, con un grandissimo successo di pubblico.
Il Sunday Times, descrisse una larga parte del pubblico in lacrime nel momento il cui calò il sipario. Non mancarono però le critiche, soprattutto per la totale assenza di personaggi femminili, anche se l’originalità e la grandezza dell’opera non fu mai messa in discussione.
La vicenda è ambientata nel 1797 ed è ispirata a fatti storici realmente accaduti, ovvero ai continui ammutinamenti che si verificavano nella marina inglese, a causa delle terribili condizioni di vita dei marinai. Personaggi principali sono: il capitano Vere, il maestro d’armi Glaggart e il marinaio Billy Budd.
Nella versione originale del 1951, l’opera comportava 4 atti, ma, nel 1960, Britten revisionò la partitura e la unificò in 2 sole parti, accentuandone così la continuità drammatica. Quest’ultima versione è quella scelta dal compositore per la storica incisione dell’opera nel 1967. Veramente prodigiosa è la capacità di Britten di trascolorare da una scena all’altra senza soluzione di continuità con una tecnica che, cinematograficamente, verrebbe definita “dissolvenza incrociata”.

Esiste anche un’altra opera con lo stesso titolo Billy Budd, composta dall’italiano Giorgio Federico Ghedini (1892-1965).
Questo compositore si aprì alle innovazioni della musica europea della prima metà del Novecento, con particolare riferimento alla Scuola di Vienna e alla serialità della scuola di Darmstadt.
La sua prima opera, Maria d’Alessandria, risale al 1937. Tra le sue opere ricordiamo: Re Hassam (1939) che presenta una rilevante tragicità anti-melodrammatica e una notevole asprezza timbrica ed armonica, Le Baccanti (1943), caratterizzata da una coralità sconvolta e travolgente, per arrivare al Billy Budd (1949), su libretto di Quasimodo.
Fu lo scrittore Cesare Pavese ad avvicinare Ghedini a Melville. L’adattamento scenico dell’opera di Melville, realizzato da Quasimodo, affida all’immobilità degli episodi la scansione drammaturgica del racconto, annullandone così la sostanza drammatica. Sono previsti 11 momenti musicali intervallati da parti recitate.
La trama è la medesima dell’opera di Britten, con poche variazioni: mentre alcuni marinai ricordano Billy Budd, il narratore avvia il racconto della vita dell’uomo e degli avvenimenti che segnarono la storia della nave inglese Indomitable.
Ghedini preferisce l’uso solistico dei timbri (strumentali o vocali) e organizza, inoltre, un’alternanza di sonorità e silenzi, di intonazione e di parlato. E’ presente anche un progressivo rarefarsi del materiale musicale, proprio quando l’azione sembra stringersi attorno ai personaggi principali, fin quasi a dileguarsi della musica stessa.

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LUIGI FABEMOLI: Responsabile di Spazio Forum. Professionista disciplinato ai sensi della Legge 4/2013. Diplomato in canto lirico presso il Conservatorio di musica "F. E. Dall’Abaco" di Verona nel 2003; ha conseguito successivamente il diploma di Musica Vocale da Camera (2010) e la Laurea Specialistica in Discipline Artistiche (2012) presso il Conservatorio di Musica "A. Boito" di Parma. Insegnante di scuola secondaria di primo grado con esperienza pluriennale, con abilitazioni all'insegnamento della Musica nella Scuola Sec. di I e II grado: Lauree Specialistiche (S.I.L.S.I.S.), conseguite nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia (Facoltà di Musicologia di Cremona). Ha conseguito l’Abilitazione all'insegnamento ad alunni con disabilità nella Scuola Secondaria di I e II grado: Laurea Specialistica (S.O.S.), presso l'Università degli Studi di Bergamo (2007). Si è formato presso il Centro Italiano Dislessia ed è iscritto all'Index IPR - International Professional Registers Registro Internazionale degli Specialisti nei Disturbi Specifici di Apprendimento - Istituto Itard/C.I.D.), Milano 2012. Ha frequentato il corso di perfezionamento in "Strategie e metodi di intervento sulla disabilità in ambito didattico: indirizzo area disciplinare Artistico-Musicale della scuola secondaria", Bergamo 2011, e , nel 2012, ha conseguito anche il Master in "Didattica e psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento" presso L’Università degli Studi di Bergamo. Attualmente iscritto al master di I livello in "Didattica e Psicopedagogia per alunni con disturbo autistico". E' in possesso della Patente Europea di Informatica E.C.D.L. e ha conseguito il livello B2 di lingua inglese (Esame Trinity - Grade 7). Diplomando in Musicoterapia presso la Scuola di Artiterapie di Lecco, dove ha avuto modo di affiancare e completare la propria preparazione didattica, musicale, musicoterapica e psicologica, frequentando corsi e laboratori con docenti di chiara fama nell’ambito della pedagogia,della psichiatria, della musicoterapia, della didattica e dell’animazione musicale, tra i quali: Maurizio Aliffi, Maurizio Disoteo, Gerardo Manarolo, Andrea Ricciotti, Alfredo Raglio, Danilo Rigamonti, Enrico Strobino, Maurizio Vitali.