Ludwig van Beethoven: analisi del Lied “Adelaide”

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Testo di Friedrich von Matthisson

“Adelaide”
Einsam wandelt dein Freund im Frühlingsgarten,
Mild vom lieblichen Zauberlicht umflossen,
Das durch wankende Blütenzweige zittert,
Adelaide!
In der spiegelnden Flut, im Schnee der Alpen,
In des sinkenden Tages Goldgewölken,
Im Gefilde der Sterne strahlt dein Bildnis,
Adelaide!
Abendlüfte im zarten Laube flüstern,
Silberglöckchen des Mais im Grase säuseln,
Wellen rauschen und Nachtigallen flöten:
Adelaide!
Einst, o Wunder! entblüht auf meinem Grabe
Eine Blume der Asche meines Herzens;
Deutlich schimmert auf jedem Purpurblättchen:
Adelaide!

Traduzione:
“Adelaide”
Solo va il tuo amico per il giardino di primavera,
circondato dolcemente da un’amabile luce incantata,
che trema fra i rami fioriti che ondeggiano,
Adelaide!
Nelle limpide acque, nella neve alpina,
nelle nubi d’oro del giorno che tramonta,
nei campi delle stelle splende la tua immagine,
Adelaide!
Aurette della sera spirano nel tenero fogliame,
campanelle d’argento di maggio sussurrano tra l’erba,
le onde mugghiano e gli usignoli cinguettano:
Adelaide!
Un giorno, o meraviglia! fiorirà sulla mia tomba
un fiore della cenere del mio cuore;
chiaro brilla su ogni petalo scarlatto:
Adelaide!

Questo Lied fu composto intorno al 1795 – 1796, quando Beethoven aveva 25 anni e fu pubblicato come opera 46. La tonalità d’impianto è Si bemolle maggiore e fu scritta per una voce acuta (Soprano o di Tenore).
Il testo poetico piacque molto a Beethoven, poiché rappresentava appieno la sua idea di amore per una donna idealizzata e irraggiungibile. Fu per questo motivo che scrisse una lettera di ringraziamento al poeta Friedrich von Matthisson.
Questo Lied presenta la struttura del DurchKomponiert, per cui ogni stanza ha una sua propria melodia. Beethoven trattò il testo come fosse diviso in due parti. La prima è un Larghetto dolce e comprende le prime tre stanze; ricca di modulazioni, è caratterizzata da un particolare accompagnamento del piano che crea un’atmosfera sognante, attraverso una serie di terzine. La seconda parte presenta un tempo tagliato ed è un allegro molto; è costituita dall’ultima stanza. È il contenuto stesso del testo poetico di questa parte, quasi “drammatico”, a suggerire al compositore un cambiamento, in quanto vengono descritti i fiori che spuntano sulla tomba del poeta e che simboleggiano l’amore imperituro. Il tono utilizzato da Beethoven non è quello tipico della disperazione, ma quello dell’estasi.
Quest’ultima sezione del Lied è stata così descritta da alcuni critici musicologi: “ l’allegro molto può essere visto come una marcia trionfale, durante la quale il giovane amante esulta nella morte e nella trasfigurazione, perché in essa è finalmente e simbolicamente unito alla sua amata… e questa gioia è rappresentata dal crescendo della marcia, che culmina nel Fa acuto sul nome stesso dell’amata «Adelaide! ». Le ultime 11 battute, dove viene indicato un “calando”, potrebbero rappresentare il rilassamento dell’immamorato che finalmente, tra le braccia della sua amata, esala l’ultimo «adelaide», che fosse una preghiera”.
Lo studioso Charles Rosen ha mostrato come, durante il periodo classico, gli elementi della sonata venissero spesso impiegati in opere, non strettamente scritte in forma sonata, come per esempio i minuetti. Dato che, al tempo in cui Beethoven compose questo Lied, egli era già pienamente padrone della forma sonata e della sua estetica ed alla luce delle sue considerazioni, Rosen ritiene che anche in questo Lied sia possibile individuare elementi tipici della struttura della forma sonata:
– “ESPOSIZIONE, parte 1”: è rappresentata dalla prima stanza. Qui abbiamo l’esposizione del tema principale nella tonalità di impianto (Si bemolle maggiore);
– “ESPOSIZIONE, parte 2”: rappresentata dalla seconda stanza. E’ presente la modulazione alla tonalità dominante (Fa maggiore);
– “SVILUPPO”: nella terza stanza sono presenti varie modulazioni in differenti tonalità, e viene ultilizzato il materiale ritmico-melodico dell’esposizione;
– RICAPITOLAZIONE: le battute iniziali dell’Allegro Molto tornano alla tonalità d’impianto e rapppresentano una sintesi dell’esposizione iniziale.
Nonostante quest’analisi, non è possibile dire che questo Lied sia in forma sonata, perchè la sezione dello sviluppo, non è una vera e propria espansione, in quanto non presenta la tradizionale tensione ed è molto più simile alla sezione del “trio” di un’aria col da capo, inoltre, perché la seconda parte dell’esposizione, quella in Fa maggiore, non ricompare nella ricapitolazione, violando così quella che Rosen definisce come una legge fondamentale della forma sonata.

Il poeta del testo è Friedrich von Matthisson (1761-1831). Scrittore tedesco, nacque a Hohendodeleben vicino a Magdeburgo nel 1761. Il padre era pastore del villaggio. Dopo aver studiato teologia e filosofia all’università di Halle, venne nominato (1781) docente per un master a Dessau. Questo incarico prestigioso, tuttavia, segnò l’inizio di un periodo difficile. Avendo l’opinione pubblica contro, infatti, decise di lasciare la città per motivi di studio, per trasferirsi definitivamente in Svizzera, sul lago di Ginevra. Nel 1812 le sorti cambiarono e Matthisson entrò al servizio del re di Württemberg; divenne nobile e ottenne incarichi prestigiosi (intendente del teatro di corte e capo libraio della Regia Libreria di Stoccarda). Nel 1828 si ritirò a Wörlitz, vicino a Dessau, dove morì il 12 marzo del 1831.
Matthisson ottenne, per un certo periodo, una notevole popolarità per le sue poesie, Gedichte (1787; 15th ed., 1851; new ed., 1876), che lo stesso Schiller elogiò per la loro melanconica dolcezza e per le belle descrizioni dei paesaggi. I suoi versi sono melodiosi e il linguaggio è molto musicale, ma i pensieri e i sentimenti che questi versi esprimono sono spesso artificiosi e risultano poco sinceri.
La sua Adelaide, ad esempio, è divenuta famosa quasi esclusivamente per la versione musicale che ne fece Beethoven.
Delle sue elegie, ricordiamo Die Elegie in den Ruinen eines alten Bergschlosses che è considerate la migliore. L’opera Schriften è costituita da 8 volumi (1825-1829), dei quali: il primo contiene le sue poesie, I restanti sette contengono le sue “memorie” (Erinnerungen); un nono volume venne aggiunto nel 1833, contenente la sua biografia, elaborata da Heinrich Doring.

Il compositore della musica è Ludwig van Beethoven che nacque a Bonn nel 1770. Suo padre era tenore nella cappella arcivescovile ma, dedito all’alcool, non riuscì ad offrire al figlio un’infanzia serena. Nel 1784 il giovane Beethoven fu assunto come organista dall’arcivescovo Maximilian Franz, uomo dalle idee moderne che fondò l’Università di Bonn, frequentata, per breve tempo, dallo stesso Beethoven. Qualche anno dopo fu inviato dall’arcivescovo a perfezionarsi a Vienna, dove forse incontrò Mozart, ma dovette rientrare a Bonn per la morte della madre. Nel 1792, sempre stipendiato dall’arcivescovo, ritornò a Vienna e studiò sotto la guida di Haydn e di Salieri. L’invasione delle truppe francesi costrinse l’arcivescovo a fuggire da Bonn e Beethoven si ritrovò libero professionista a Vienna, città nella quale rimase fino alla morte.
Presto egli si affermò come improvvisatore e come esecutore di pianoforte, ammirato nei salotti e negli ambienti culturali della capitale. In questo periodo comose le prime Sonate per pianoforte, fra le quali la celebre Patetica, op. 13, ed i primi Concerti per pianoforte e orchestra.
Verso il 1798 si manifestarono i primi sintomi della sordità che sarebbe progressivamente aumentata e che lo avrebbe costretto a condurre una vita più appartata e a rinunciare anche alla sua promettente carriera concertistica. Ciò indubbiamente inasprì il suo carattere, severo e difficile, ma nel contempo non cancellò, anzi irrobustì, la sua forza spirituale e il suo ottimismo: con la Terza Sinfonia, intitolata Eroica, egli annunciò questo suo rinnovamento interiore; con la Quinta volle render chiara la forza morale da cui si sentiva animato e infine con la Sesta, detta Pastorale, innalzò una lode alla natura ed al creato. La solitudine a cui la sordità lo costrinse soffocò anche i suoi progetti matrimoniali: egli dovette rinunciare a formarsi una famiglia e riversò sul nipote Carl il proprio affetto; quando a questi morì il padre (che era fratello di Beethoven), il musicista si impegnò per ottenere la tutela del ragazzo, togliendolo alla cognata, a suo parere donna dalla cattiva condotta morale. La sua unica opera, il Singspiel Fidelio, rivela chiaramente le idee di fedeltà e di amore coniugale tipiche del suo animo.
Dal 1809 tre nobili mecenati di Vienna, avendo ormai compreso l’eccezionale genio di Beethoven, si impegnarono a fornire al musicista uno stipendio annuo: egli poteva continuare a comporre liberamente con il solo vincolo di risiedere a Vienna. Negli anni dal 1798 al 1815 Beethoven compose i suoi lavori più famosi: le sonate Al chiaro di luna e Appassionata; i Concerti per pianoforte e orchestra nn. 3, 4 e 5; le sue prime sette Sinfonie; i primi undici Quartetti per archi. Dal 1815 la sordità si fece quasi completa e il musicista fu costretto a comunicare con gli altri solo per iscritto: per questo egli portava sempre con se un taccuino su cui gli interlocutori scrivevano quanto volevano dirgli. La sordità non fu il solo malanno che colpì il musicista; soffrì infatti di numerosi altri disturbi, ma sempre conservò la fiducia nella bontà della vita e nel suo Creatore: se così non fosse stato egli non sarebbe giunto a scrivere la Nona Sinfonia che contiene il celebre Inno alla gioia (su testo del poeta tedesco Schiller), l’invito cioè alla fratellanza universale. Morì a Vienna nel 1827.
Dal punto di vista della forma musicale, Beethoven lavorò incessantemente sui principi della forma-sonata e sullo sviluppo dei temi e così la complessità della scrittura delle sue composizioni più ambiziose si accompagna ad una lunghezza dei movimenti non usuale per quel periodo storico. È stato uno dei primi compositori a fare uso sistematico e consistente del collegamento di dispositivi tematici, o “motivi in germe” (germ-motives), per realizzare l’unità di un movimento nelle composizioni maggiori. Ugualmente notevole è l’uso di “motivi base” (source-motives) che ricorrono in molte composizioni e che danno una certa unitarietà alla sua opera. Ha proposto innovazioni in quasi tutte le forme musicali che ha toccato. Per esempio, egli ha “rimodellato” persino la forma ben cristallizzata del rondò, rendendola molto elastica e spaziosa e portandola vicino alla forma-sonata. Nell’intero arco della sua carriera artistica è sempre presente la tensione tra fedeltà alle strutture compositive consacrate dalla tradizione e un bisogno – che nel compositore diventa impulso – di travolgerle. Non si può però dire che abbia creato forme musicali nuove perché in effetti non pronunciò mai un addio preciso ai procedimenti e ai modelli organizzativi usati dai suoi predecessori, fatta eccezione per lo scherzo con il quale sostituì il minuetto in gran parte delle composizioni, sia cameristiche sia orchestrali.

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LUIGI FABEMOLI: Responsabile di Spazio Forum. Professionista disciplinato ai sensi della Legge 4/2013. Diplomato in canto lirico presso il Conservatorio di musica "F. E. Dall’Abaco" di Verona nel 2003; ha conseguito successivamente il diploma di Musica Vocale da Camera (2010) e la Laurea Specialistica in Discipline Artistiche (2012) presso il Conservatorio di Musica "A. Boito" di Parma. Insegnante di scuola secondaria di primo grado con esperienza pluriennale, con abilitazioni all'insegnamento della Musica nella Scuola Sec. di I e II grado: Lauree Specialistiche (S.I.L.S.I.S.), conseguite nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia (Facoltà di Musicologia di Cremona). Ha conseguito l’Abilitazione all'insegnamento ad alunni con disabilità nella Scuola Secondaria di I e II grado: Laurea Specialistica (S.O.S.), presso l'Università degli Studi di Bergamo (2007). Si è formato presso il Centro Italiano Dislessia ed è iscritto all'Index IPR - International Professional Registers Registro Internazionale degli Specialisti nei Disturbi Specifici di Apprendimento - Istituto Itard/C.I.D.), Milano 2012. Ha frequentato il corso di perfezionamento in "Strategie e metodi di intervento sulla disabilità in ambito didattico: indirizzo area disciplinare Artistico-Musicale della scuola secondaria", Bergamo 2011, e , nel 2012, ha conseguito anche il Master in "Didattica e psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento" presso L’Università degli Studi di Bergamo. Attualmente iscritto al master di I livello in "Didattica e Psicopedagogia per alunni con disturbo autistico". E' in possesso della Patente Europea di Informatica E.C.D.L. e ha conseguito il livello B2 di lingua inglese (Esame Trinity - Grade 7). Diplomando in Musicoterapia presso la Scuola di Artiterapie di Lecco, dove ha avuto modo di affiancare e completare la propria preparazione didattica, musicale, musicoterapica e psicologica, frequentando corsi e laboratori con docenti di chiara fama nell’ambito della pedagogia,della psichiatria, della musicoterapia, della didattica e dell’animazione musicale, tra i quali: Maurizio Aliffi, Maurizio Disoteo, Gerardo Manarolo, Andrea Ricciotti, Alfredo Raglio, Danilo Rigamonti, Enrico Strobino, Maurizio Vitali.