Il Mercante di Venezia – Un focal point sull’esistenza umana

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I rischi del mestiere nell’analizzare un testo classico

Criticare o recensire un grande scrittore del passato, ormai diventato classico, è un’operazione rischiosa. Tuttavia, leggendo Il Mercante di Venezia, non si può non pensare di paragonare la vita di Shylock alla nostra. Soffermarsi su un usuraio ebreo è, da parte dell’autore, un’iniziativa degna di lode, dato che ci si aspetterebbe un focus sul mercante Antonio, a cui si riferisce il titolo dell’opera. Al contrario, quest’ultimo è in secondo piano e lascia la scena all’ebreo, che il lettore tende sempre a giustificare sino alla fine dell’ultima pagina.

Il Mercante di Venezia

Shylock

L’insostenibile pesantezza dell’essere

Si tratta, infatti, di un uomo meschino e senza scrupoli, pronto a stringere un patto con il diavolo pur di perorare la sua causa. Eppure noi siamo predisposti a difenderlo, cerchiamo di metterci nei suoi panni e non ci sembra poi tanto cattivo! Questa tendenza è probabilmente accreditata dal fatto che la sua condizione è molto vicina a noi uomini contemporanei, su cui grava l’insostenibile peso del mondo. Come Shylock, sentiamo di non essere del tutto accettati nel grembo dell’universo. Veniamo ripudiati, divisi, messi gli uni contro gli altri.

« Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo. »

Teatralità senechiana

Shakespeare, ancora una volta, da classico teatrante riesce ad inscenare dei dialoghi estremamente moderni, scavando nella coscienza degli uomini. Il Mercante di Venezia è una lente di ingrandimento sulla natura antropica, un bisturi che in maniera meticolosa arriva al cuore del problema: la tragicità della realtà, in continua oscillazione tra morte e speranza, tra assurdità ed equilibrio.

Il teatro e le tragedie di Seneca

Filosofia esistenzialista

A questo punto, come non citare Albert Camus, il classico esistenzialista così consapevole di questo lacerante dissidio? Egli scrive: “Il mondo, in sé, non è ragionevole: è tutto ciò che si può dire. Ma ciò che è assurdo, è il confronto di questo irrazionale con il desiderio violento di chiarezza […] L’assurdo dipende tanto dall’uomo quanto dal mondo, ed è, per il momento, il loro solo legame.”

Albert Camus

Dulcis in fundo…

E ancora John Milton, che riflette: “Niente muterà questa fermezza di spirito, quest’alto disdegno nato dalla coscienza offesa”.

John Milton

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Category: Cultura, Intrattenimento, Libri

About the Author ()

Studentessa di Lettere Moderne all'Università degli Studi di Messina.